Il Moscato Bianco

NATINCO-viola-3

Nel Sud del Piemonte, dove le colline delle Langhe
si fondono con quelle del Monferrato,
la zona di elezione del Moscato Bianco.

PM_ic_territorio

Piemonte, il territorio di origine del Moscato bianco:
la bassa collina per il gusto, l’alta collina per i profumi

Settanta chilometri di colline che dalle Alpi Marittime degradano verso le valli dei grandi fiumi, solcate da corsi d’acqua, alte da 200 fino a 600 m, coltivate a vigna nei versanti esposti a est-sud-ovest: bassa collina per la concentrazione del gusto, alta collina per i migliori profumi. Le zona vitata a est, più vicina alla Valle Padana e al Mar Mediterraneo, è più calda. Più fresca e più in quota la zona a ovest.

PM_ic_vitigno

Il vitigno Moscato Bianco:
il più aromatico e profumato dei Moscati

Il vitigno Moscato Bianco è il più aromatico della famiglia dei Moscato. Un aspetto naturale accentuato da una coltivazione virtuosa: i viticoltori della Produttori Associati Moscato d’Asti seguono un particolare protocollo per produrre uva di qualità con tecniche viticole ecocompatibili, da cui ottenere vini più profumati e piacevoli.

PM_ic_tradizione

L’esclusiva tradizione enologica, nata in Piemonte

Il Moscato nel mondo è a volte un vino surmaturo, a volte passito, a volte alcolizzato, oppure secco, con un grado alcolico superiore a 11,5°. La tecnica enologica tipicamente piemontese consente di ottenere un vino dolce, effervescente, con 5° di alcool.
Usata nei tempi antichi, quando i viticoltori filtravano i mosti e li conservavano al freddo nelle grotte e nei pozzi, già allora offriva un vino spumeggiante, dolcissimo e molto profumato.
Oggi si utilizzano macchine frigorifere, microfiltrazioni e imbottigliamenti a pressione: il risultato è un vino microbilogicamente stabile e di qualità superiore, che conserva intatta la sua antica, spumeggiante e profumata dolcezza.

PM_ic_vino

Natincò, il vino con una personalità unica

A differenza di tanti altri vini, il Moscato d’Asti deve i suoi profumi esclusivamente all’uva da cui proviene, naturalmente aromatica. Visivamente, si presenta con un’effervescenza originale e piacevole, caratterizzata da una copiosa produzione di bollicine che formano una scia schiumosa in superficie.
Al di sopra di questa soffice schiuma, si spandono i suoi intensi profumi di uva: ricordano la frutta bianca come la pesca e l’albicocca, i fiori bianchi di tiglio e sambuco, a volte la salvia e il limone. In bocca, la sua originalità – che lo distingue da tutti gli altri moscati – è rappresentata dall’equilibrio tra la dolcezza e l’acidità che, in simbiosi con il perlage, ne fanno un vino elegante. Non c’è mai una voce stonata che fuoriesce dal coro: la dolcezza deve esserci, ma deve essere controllata dalla freschezza dell’acidità e dalle bollicine.
Non servono componenti potenti, serve armonia: solo se sono ben orchestrati e in armonia tra loro, dal bicchiere esce un Natincò.

natinco-moscato